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(da : Itinerari Veronesi - Ed. Athesis)
Da Revolto al Plische e ritorno
Una visita alla casetta fra le rocce e le nuvole.
Parcheggio presso il ponte (1100 metri circa), Orti Forestali (1217 metri), rifugio "P. Scalorbi" al passo di Pelagatta (1767 metri), passo Plische (1900 metri), passo Tre Croci (1716 metri), Orti Forestali (1217 metri), parcheggio presso il ponte (1100 metri circa).
Caratteristiche tecniche
Dislivello: 800 metri all’andata, 800 m al ritorno
Tempo complessivo: 4 ore circa
Periodo consigliato: Da metà giugno a metà ottobre
Impegno: da discreto camminatore
Luogo di partenza: Parcheggio al ponte sul torrente Rivolto a 1100 metri di quota presso la casa Forestale (rotabile Giazza-rifugio Revolto)
Distanza da Verona (centro): 45 Km circa
Caratteristiche del percorso
Chi è salito almeno una volta al rifugio Revolto non può non averlo guardato. Il Plische è là di fronte, altissimo, isolato da tutti gli altri monti attorno. Il suo versante occidentale piomba sul Lago Secco con un ripidissimo pendio di circa 1000 metri di dislivello. Questo lato presenta due elementi caratteristici: una grande banconata rocciosa di colore rossastro che incombe sul primo tratto del sentiero per lo Scalorbi e, circa settecento metri più in alto, una piccola costruzione a due passi dalla cima, apparentemente irraggiungibile. Un tempo esistevano dei sentieri che attraversavano questo lato della montagna e che permettevano un accesso diretto, seppur faticoso e tutt'altro che banale, a quella casa costruita fra le rocce e le nuvole. Oggi solo due sentieri, sull'intero Plische, sono praticabili senza rischiare di perdersi magari finendo sull'orlo di pericolosi dirupi. Li percorreremo entrambi, realizzando un anello escursionistico di un certo impegno ma anche di sicura soddisfazione. Da intraprendere, naturalmente, solo col tempo stabile!
Descrizione
Si segue la strada asfaltata che da Giazza sale a Revolto sino al ponte sul torrente, laddove la rotabile si porta sull'altro lato della valle attraversando così tutta la parte bassa della vasta Foresta di Giazza. Lasciata l'auto al parcheggio si prende, sempre sulla destra (orografica) del torrente il sentiero n° 285 che dalla Casa Forestale porta agli Orti Forestali. E' il cosiddetto "sentiero Borghetti", più conosciuto come "Sentiero degli Orti Forestali", qui segnalato da un cartello su un paletto e che, fino a Campobrun, costituisce un tratto del sentiero europeo E5 (lago di Costanza-Giazza-Verona). Si entra nel bosco, si sorpassa un ponticello e si prosegue in piano lasciando a lato molte tracce che conducono esclusivamente al greto del torrente. Dopo una passerella sul ruscello si rimonta la sponda opposta con numerose serpentine, guadagnando in breve quota. Successivamente, nel bosco, la pendenza diminuisce e si arriva agli Orti Forestali (fontana). Si gira attorno agli Orti e si lascia a destra una traccia che conduce ad una sorgente sulla sponda sinistra della Val del Diavolo. Proseguendo verso nord, dopo un centinaio di metri si dirama sulla destra il sentiero n° 110 per il passo Tre Croci, sentiero che percorreremo in discesa e che proviene dal passo della Lora. Si gira dietro una staccionata e si prosegue lungo il sentiero, ora relativamente pianeggiante, sino a raggiungere l'alveo del lago Secco. Si lascia a sinistra il sentiero che sale ripido al rifugio Revolto per proseguire la traversata di tutto il lago Secco. Il sentiero ora inizia a prendere quota salendo in diagonale lungo il fianco occidentale del Plische con spettacolari vedute sulla forra di Campobrun. Un tratto meno ripido conduce nei pressi di un alto salto del vallone che si spalanca sotto i nostri piedi. In questo punto se, ad inizio stagione, vi è ancora presenza di neve, è meglio rinunciare! Si sale ancora un pò e poi si traversano alcuni lastroni spioventi oltre i quali una cengetta conduce finalmente all'orlo inferiore del prato di Campobrun dominato, in alto, dalla caratteristica sagoma del rifugio "P. Scalorbi".
Per evidente traccia nell'erba si passa dapprima accanto alla pozza di abbeveraggio di malga Campobrun, e poi si raggiunge il rifugio "P. Scalorbi", a 1767 metri di quota (ore 1.30 circa). Lasciato alle nostre spalle (nord) il rifugio e superata la Chiesetta dei-Caduti Alpini si imbocca verso sud il sentiero di arroccamento Plische-Tre CrociZevola segnalato dal CAI col n° 202. Si oltrepassa la porta di Campobrun (1831 metri) e si prosegue alla volta del successivo, marcato intaglio denominato passo Plische (1900 metri). Da questo punto ed in breve tempo, si potrebbe salire sulla sommità del Monte Plische (1991 metri). Si tratta di una variante di poche decine di minuti, molto raccomandabile durante giornate limpide per il vasto panorama su tutto il settore veronese e vicentino del Gruppo della Carega. La salita alla cima si effettua senza difficoltà né pericoli seguendo l'evidente traccia che, poco dopo il passo Plische, risale il crestone mugoso nordorientale.
Oltre il passo Plische e superata una cengetta esposta raggiungiamo resti di attrezzatura di una cava in disuso; oltre che trinceramenti, gallerie ed ex-postazioni militari. Dopo una croce in ferro il sentiero scende per mughi, prima, e per prati poi ai 1716 del passo Tre Croci ( un’ora circa dal rifugio "P. Scalorbi").
Dal passo ci si dirige verso destra imboccando il primo dei due sentieri che scendono verso ovest in Val di Revolto lungo l'impluvio della Valle del Diavolo. Si tratta del sentiero che corre sulla destra idrografica del torrente e che è segnalato dal CAI col n° 110. La discesa è monotona ed abbastanza ripida, dapprima fra vegetazione rada e poi dentro una faggeta. Arrivati ad una piccola spianata (quotata 1462 metri) troviamo un bivio: si prende il ramo di sinistra che scende ancora ripido per circa altri duecento metri e quindi, raggiunta una zona meno ripida, ci si raccorda, poco a monte degli Orti Forestali, con il sentiero già effettuato all'andata. Per questo, in circa mezz'ora ancora di cammino si torna al parcheggio da cui avevamo iniziato l'escursione (ore 1.30 circa dal passo Tre Croci).
Note naturalistiche e paesaggistiche
La Foresta di Giazza ha un'estensione di 1876 ettari di cui 1068 distribuiti nel comune di Selva di Progno, 379 in quello di Crespadoro (VI) e 429 in quello di Ala (TN). Sotto il profilo paesaggistico il territorio è caratterizzato essenzialmente dal Gruppo della Carega che, con i suoi estesi contrafforti raccoglie a meridione i solchi profondi dei torrenti Revolto, Fraselle e Chiampo. Balze rocciose delimitano ad occidente la foresta con gli alti pascoli della Lessinia, mentre ad oriente il limite di proprietà segue per lungo tratto la dorsale delle cime della catena Zevola - Tre Croci, sconfinando poi nell'alta Valle del Chiampo, sulle pendici della Montagna Lobbia.
La sua origine è artificiale e la sua costituzione risale alla fine del secolo scorso in adempimento alle leggi del 1877 e del 1910, che posero le basi per la nascita del demanio forestale dello Stato. I primi ettari furono venduti dal Comune di Selva di Progno e ad essi si aggiunsero i terreni ricadenti nel comune di Ala (TN) e quelli messi in vendita da privati. Agli inizi del secolo, allorché venne intrapresa l'opera di rimboschimento, il territorio era costituito in prevalenza da pascoli degradati e da boschi cedui di faggio, e si presentava gravemente impoverito a causa del troppo intenso sfruttamento al quale era stato sottoposto.
La foresta attuale è il frutto di una grande opera di rimboschimento e di sistemazione idraulica avviata dal Comitato Forestale di Verona agli inizi dei secolo e proseguita negli anni successivi fino ad oggi. I primi interventi vennero attuati nei pascoli sassosi lungo le pendici della valle di Revolto, area questa occupata oggi da rigogliosi boschi di abete e larice. In alcuni settori l'opera di miglioramento boschivo non è ancora conclusa e prosegue tuttora con la graduale conversione dei boschi cedui in alto fusto e con interventi colturali in foresta, pratiche che consentono di incrementare la produzione legnosa di pregio ed allo stesso tempo di ottenere dal bosco una più efficace azione regimatrice sullo scorrimento superficiale delle acque piovane.
Campobrun
Il toponimo Campobrun non significa assolutamente che siamo di fronte ad un terreno di colore scuro. Campobrun, infatti, è una parola mista italiana e tedesca (come molti oronimi delle Prealpi venete) e deriva, oltre che dal termine italiano "campo”, dalla parola tedesca brunn, significante polla, sorgente. Campobrun è dunque un idronimo, vale a dire un nome di luogo legato alla presenza di acqua. Infatti in questo vasto prato è presente una preziosa sorgente.
Il Passo Tre Croci
Ci troviamo nel punto d'intersezione dei confini amministrativi di ben tre provincie. Verona, Vicenza e Trento. Il toponimo stesso del luogo, Tre Croci, sta appunto a ricordare l'antica delimitazione confinaria, un tempo segnalata dalla presenza appunto di tre croci. A causa della vicinanza, sul versante orientale, del bacino della Lora, il Passo Tre Croci veniva anche chiamato passo della Lora, toponimo conservato ormai solo nelle carte più antiche.