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(da : Itinerari Veronesi - Ed. Athesis)
II gruppo della Carega
Introduzione e descrizione generale
Anzitutto "il Carega" o "la Carega"? Da molto tempo è invalso l'uso del
maschile ma vi è chi
difende strenuamente l'originaria valenza femminile del toponimo facendo
leva sulla
probabile origine cimbra secondo cui Carega sarebbe l'italianizzazione di "kar-egge",
vale a
dire "cima delle conche rocciose". Il fatto che il Gruppo della Carega -
tanto se osservato
dagli alti Lessini quanto da Verona - ricordi effettivamente una grande
sedia con i braccioli,
avrebbe quindi poco o nulla a che fare col nome. A meno che non si voglia
ravvisare nelle
sue grandi conche rocciose sommitali altrettante sedie (o "careghe", per
dirla in veronese) di
favolosi giganti. Maschio o femmina, seggiolone o cima delle conche rocciose
che sia, il (o
la) Carega è la montagna dolomitica per eccellenza di tutto il veronese.
Tant'è che, non a
caso, esso costituisce il nucleo più importante del gruppo roccioso
prealpino denominato
appunto "Piccole Dolomiti" e che interessa, oltre a quella veronese, anche e
soprattutto le
province di Vicenza e di Trento.
La cima più alta è Cima Carega (l'ex Cima Posta delle tavolette LG.M.) la
cui altezza, di
2259 metri,
supera quindi, seppur di poco, quella del- Monte Baldo (che raggiunge, a
Cima Valdritta i
2218 metri) e rappresenta la maggiore elevazione di tutte le Prealpi venete
occidentali. Il
settore sommitale, cioè quello dai 1800 m circa in su, è brullo, pietroso e
scosceso; più in
basso, invece, abbondano le foreste, particolarmente nella zona di raccordo
con l'altopiano
dei Lessini, ovvero in alta Val d'Illasi (Val di Revolto).
Dal punto di vista escursionistico la zona più visitata dai veronesi è
senz'altro la conca di
Campobrun, dove sorge il Rifugio Scalorbi. Frequentatissima è anche la cima
più alta,
peraltro velocemente accessibile dal sottostante rifugio Fraccaroli, situato
a 2230 m circa di
quota. Anche se le zone più elevate sono quelle che stimolano maggiormente
1'interesse
degli escursionisti, non bisogna dimenticare che offrono molte opportunità
escursionistiche
anche la Val di Ronchi e la Val Fraselle che, non a caso, abbiamo inserito
fra le mète dei
nostri itinerari.
Caratteristiche ambientali ed aree protette
Per la sua vastità e complessità orografica il Gruppo della Carega è stato
suddiviso nella
manualistica ufficiale in più sottogruppi. Rientrano, seppur parzialmente,
nell'ambito
amministrativo veronese i sottogruppi del Nodo centrale e della catena
Zevola - Tre Croci,
mentre vicentini sono il gruppo del Fumante e buona parte del Nodo centrale.
Quest'ultimo è
però anche trentino, così come sempre all'area amministrativa tridentina
appartengono il
sottogruppo del Cherle e dello Zugna.
Più precisamente, quindi, possiamo dire che il Gruppo della Carega è
collegato, nel suo
settore sud occidentale, al passo Pertica che costituisce il più importante
e frequentato punto
di raccordo fra il Carega e l'altopiano lessinico. Appena più a nord,
valicato il passo Pertica, ci
troviamo in pieno territorio trentino dove si allunga il settore
settentrionale di questo massiccio
roccioso, vale a dire il sottogruppo del Cherle che si interpone fra il Nodo
Centrale (dove
troviamo la massima elevazione del gruppo, vale a dire Cima Carega) e, dopo
passo Buole, la
breve catena dello Zugna, che termina a sua volta nella piana di Rovereto.
A nord-est, il Carega è delimitato dal valico stradale del passo di
Campogrosso e dall'alpe
delle Sette Fontane che lo separano dalla Catena del Sengio Alto (Baffelan-Cornetto)
e, più a
nord-est, dal Pasubio. Infine a sud, oltre la breve catena Zevola - Tre
Croci ed oltre la Val
Fraselle, una serie di rilievi minori degradano sino a Cima Marana, estrema
propaggine
meridionale del sottogruppo delle Tre Croci. Dopo questa bella cima
triangolare la montagna
sfuma senza più vette di rilievo in un susseguirsi di colline nell'alta
pianura vicentina.
Culmine altimetrico e geografico del Gruppo della Carega è il Nodo Centrale
che fa capo ai
2256 metri di quota di Cima Carega.
Assai marcata è, ovunque, l'asimmetricità dei versanti, con pareti ripide e
forti dislivelli su un
lato e versanti più uniformi, dolci e moderatamente inclinati, sull'altro. A
tale configurazione
morfologica peculiare va principalmente imputata l'elevata piovosità che
contraddistingue
queste montagne, specie sul versante vicentino. Così strutturato il rilievo
blocca e condensa
l'umidità proveniente dalle valli e dalla pianura. La differenza di
pressione lungo la cresta
determina, nella stagione calda, un forte sviluppo delle nubi la cui
evoluzione sfocia spesso in
rovesci o temporali.
L'innevamento è costante durante l'inverno ed in alcune zone permane anche
ad estate
inoltrata.
Il manto assume diverse consistenze a seconda dell'esposizione del versante
oscillando da
uno a più di due metri.
I venti sono rari, frequente l'inversione termica che crea un clima
temperato rispetto al fondo
valle, mentre è raro che si verifichino brusche cadute di temperatura.
Per quanto riguarda la vegetazione vi è da dire che dopo i forti
disboscamenti dei boschi
originari protrattisi sino al secondo conflitto mondiale, è stato
soprattutto grazie all'opera del
Corpo Forestale e dell'Azienda Regionale delle Foreste se oggi, in più
luoghi, è possibile
nuovamente camminare attraverso boschi e foreste, tanto che da noi tutta la
Val di Revolto, la
Val Fraselle e, nel vicentino, l'alta Val del Chiampo sono oggi la
testimonianza di questo
recente recupero del manto boschivo.
Note naturalistiche
La flora
Le principali essenze arboree sono costituite, alle quote più basse (fino ai
1500 metri di quota
circa) dal bosco ceduo, fortemente caratterizzato dalla presenza del faggio
(fagus
silvatica).Man mano che si sale di quota cambia progressivamente anche
l'orizzonte
vegetazionale, cosicché oltre il limite del bosco di faggio ecco che
incontriamo la fustaia
dove l'abete rosso (abies excelsa) e l'abete bianco (abies alba) convivono
col larice (larix
decidua) e con il carpino (carpinus betulus). Ancora più in alto,
all'incirca dai 1800 metri di
quota in su, gli alberi d'alto fusto cedono a loro volta il passo
all'essenza arborea
colonizzatrice e consolidatrice per eccellenza dei più scoscesi pendii
montani: il mugo
(pinus montana) che spesso si accompagna al salice nano (salix reticulata)
in zone dove,
fra l'altro, non è raro trovare pure sempre protette stelle alpine (leontopodium
alpinum).
La fauna
La scarsa antropizzazione in una così vasta e sfaccettata zona montuosa
unita poi, dal
1990 ad oggi, alla presenza di un Parco Regionale Naturale i cui confini
lambiscono una
discreta porzione anche di questo gruppo roccioso, ha creato la situazione
ambientale
migliore al prosperare di numerose specie animali tipiche nonché al
reinserimento di quelle
da tempo estinte. Cosicché oggi, dagli invertebrati ai mammiferi, nel Gruppo
della Carega
tutte le principali specie animali sono rappresentate e, quel che più conta,
registrano un
costante aumento favorito non solo da mirati interventi di tutela ma anche e
soprattutto da
una più diffusa coscienza ecologica cui senza dubbio va il merito di aver
fatto diminuire gli
episodi, di bracconaggio, oggi veramente sporadici ed eccezionali. Quanto
alla fauna faine
(martes foina) e volpi (vulpes vulpes) frequentano le quote più basse,
mentre fra i boschi o
ai margini dei prati incontriamo il moscardino (muscardinus avellanarius) e
lo scoiattolo
(sciurus vulgaris), presenti in numero considerevole soprattutto in Val di
Revolto e di
Fraselle. Ricci (erinaceus erinaceus), lucertole (lacerta muralis), ramarri
(lacerta viridis) e
piccoli roditori in genere sono il cibo abituale dei viperidi. Fra questi
ultimi abbiamo, oltre
all'innocuo biacco (coluber viridiflavus carbonarius) ed a qualche esemplare
di natrice dal
collare (natrix natrix), anche la temuta vipera (vipera aspis). Pericolosa
per l'uomo, la vipera
(ed i suoi simili) rappresenta invece una ghiotta preda per i rapaci della
zona, fra i quali
ricordiamo l'allocco (strix aluco), lo sparviero (aquila chiysaetos), quest'ultima
ormai
nidificante in zona da anni.
Nei numerosi torrenti troviamo un discreto numero di famiglie di pesci e di
anfibi. Sono
presenti la trota (salmo trutta) ed in particolare la fario, mentre fra i
batraci abbiamo la rana
esculenta (rana esculenta), la rana agile (rana dalmatina), la raganella (hyla
arborea) e il
rospo (bufo bufo). In teoria dovrebbe essere presente da qualche parte anche
il gambero
d'acqua (austropotamobius pallipes): di fatto se riuscite a trovarlo tenete
la notizia per voi! E'
più probabile invece che nei luoghi umidi troverete il tritone (triturus
alpestris) e la
salamandra macchiata (salamandra salamandra). Alzando la testa e guardando
fra le
fronde o nel cielo potremo osservare numerosi carabidi fra cui l'apollo (parnassius
apollo),
la vanessa del cardo (vanessa cardui), la parnassia (parnassia phoebus),
oppure
ammirare il passero (passer domesticus), la rondine (hirundo rustica) la
ghiandaia
(garrolus glandarius) e la nocciolaia (nucifraga caryocatactes), il
pettirosso (erithacus
rubecula), il balestruccio (delichon urbica) e il rampichino (certhia
familiaris).
Nei boschi ascolteremo inoltre il monotono richiamo del cuculo (cuculus
canorus), mentre
sul far della sera non sarà improbabile scorgere il gufo (bubo bubo) o la
civetta (athena
noctua). Al di sopra del limite del bosco frequenti sono gli esemplari di
rondine alpina
(pytonoprogne rupestris), gheppio (falco tinnunculus), poiana (buteo buteo),
gracchio
(pyrrhocorax graculus) e corvo (corvus corax), mentre solo gli osservatori
più pazienti
riusciranno ad osservare i rituali d'accoppiamento del rarissimo gallo
forcello (tetrao tetrix).
Il capriolo (capreolus capreolus) è il cervide più piccolo ma anche il più
diffuso. Schivo e
pauroso, vive in branchi e si nutre di gemme e giovani germogli. Nel settore
veronese del
Gruppo della Carega questi animali prediligono la Val Fraselle e l'alta Val
d'Illasi in genere.
Ma il "re" dei mammiferi è diventato ormai anche sul Carega, come sul non
distante Monte
Baldo, il camoscio, del quale è in aumento la popolazione sia in Val Fra
selle che in alta
Val d’Illasi
Giazza
"Capitale" veronese del Carega e punto di partenza per numerose passeggiate,
prime fra tutte
quelle in Val Fraselle e nella foresta delle Gozze, è Giazza, l'antica
Ljetzan dei Cimbri. Vi si
parla ancora il dialetto cimbro legato, qui come sull'Altopiano di Asiago,
ad un gruppo etnico di
lingua tedesca proveniente fra il 1100 ed il 1300 dalla Baviera e dalla
Valle dell'Inn.
Dedicato alla presenza umana nell'altopiano è il museo etnografico di Giazza,
dedicato alla
popolazione cimbra e si trova nel centro del paese di Giazza, nell'alta Val
d'Illasi. È questa la
zona della montagna veronese dove è più vivo e conservato l'attaccamento
alla lingua, alle
tradizioni e alla cultura delle popolazioni di origine bavarese che tra il
XII e il XIV secolo si
erano diffuse su tutto l'altopiano. Nel museo sono conservati tipici oggetti
dell'arte e
dell'artigianato popolare (in legno e in pietra) di cui si possono trovare
tracce nelle case e nelle
contrade sparse lungo la valle nell'alta Lessinia orientale. Trattandosi di
una zona di montagna
in generale aspra e selvaggia mancano ovviamente nel Gruppo della Carega
testimonianze
storiche e/o artistiche di rilievo. Fa eccezione in tal senso il settore
settentrionale del monte
(sviluppantesi però in territorio trentino) e segnatamente la catena del
Coni Zugna dove
troviamo numerose tracce della Grande Guerra.
Rifugi e punti d'appoggio nel Gruppo della Carega
RIFUGIO "M. FRACCAROLI" A CIMA CAREGA.
Anche se situato in territorio trentino è per i veronesi il rifugio per
eccellenza del Gruppo del
Carega. Sorge a 2238 metri di quota a due passi dalla cima più elevata del
gruppo nonché di
tutte le Prealpi venete occidentali.
È gestito dalla famiglia Baschera ed il n° telefonico è 045\7050033.
RIFUGIO DI REVOLTO
È situato a 1336 metri di quota, in alta Val d'Illasi, al termine della
rotabile proveniente da
Giazza (km 8) e a due passi dal confine con la Provincia di Trento che
inizia già nei pressi
dell'adiacente cappelletta. Di proprietà dell'Azienda forestale è
attualmente affidato alla
gestione della sottosezione lessinica del CAI (Boscochiesanuova).
Il gestore è Franco Cisamolo ed il n° telefonico è 045/7847039.
RIFUGIO "PASSO PERTICA"
Di proprietà privata, sorge a 1522 metri di quota presso il passo Pertica,
splendida finestra
naturale situata alla testata della Val di Ronchi (a nord-ovest) e della Val
di Revolto (a sud) ai
piedi del versante orientale di Cima Trappola ed alla base della scogliera
dolomitica della Costa
Media.
Il gestore è Romeo Cappelletti ed il n° telefonico è 045/7847011.
RIFUGIO "POMPEO SCALORBI"
Di proprietà del GAO e dell'ANA di Verona, questo edificio si trova a 1767 m
di quota nell'alto
vallone di Campobrun a poca distanza dal Passo Pelagatta da cui si gode una
vista stupenda
che si estende dalla Valle dell'Agno fino alla pianura e, nelle giornate
serene, al mare.
Il rifugio è gestito dalla famiglia Faggioni ed il n° telefonico è
045/7847029.
ITINERARIO
II Monte Terrazzo e la Val Fraselle.
(Un terrazzo, di nome e di fatto, sulla più bella valle del Carega.)
Giazza (770 metri), baito Làite (1120 metri), Campostrìn (1254 metri), malga
Terrazzo
(1546 metri), Monte Terrazzo (1876 metri), Passo Zevola (1799 metri), malga
Fraselle di
sopra (1630 metri), malga Fraselle di sotto (1476 metri), Giazza (770 metri)
Caratteristiche tecniche
Dislivello: 2200 metri circa fra salita e discesa
Tempo complessivo: 5 ore circa
Periodo consigliato: Da fine maggio a fine ottobre
Luogo di partenza: Giazza (curva all'imbocco della Val Fraselle)
Distanza da Verona (centro): 40 km circa
Impegno: da discreti camminatori
Caratteristiche del percorso
Nelle belle giornate il Monte Terrazzo si vede perfettamente anche da
Verona: è quel lungo
dosso che anticipa le vette più alte del Carega e che presenta sul fianco
meridionale una
vistosa "ferita" nel manto vegetale costituita dall'immenso ghiaione
pietraia dello Scaino o,
più semplicemente, "La Scàma". Nel suo genere è una delle morfologie da
disfacimento del
suolo più grandi del Veneto, ed è anche piuttosto pericolosa da
attraversare, specie in
presenza di ghiaccio o neve. Niente paura, comunque, il nostro itinerario vi
passa lontano
per portarci, fra boschi e prati, sulla panoramica cima del Terrazzo,
montagna che
rispecchia pienamente il significato del proprio toponimo. Dal Terrazzo
caleremo nella
splendida Val Fraselle, che percorreremo tutta per fare infine ritorno a
Giazza. Si tratta, nel
complesso, di una scarpinata non difficile ma da affrontare solo se ben
allenati e,
naturalmente, solo col tempo sicuro in quanto si deve attraversare, dal
Terrazzo a Malga
Fraselle di sotto, un lungo tratto che in caso di temporali è completamente
esposto al
pericolo dei fulmini.
Descrizione
Si lascia l'auto nei pressi del piccolo parcheggio all'imbocco della Val
Fraselle, presso
contrada Loke (782 metri), e da questa si sale a piedi lungo la strada
asfaltata che da
Giazza porta al rifugio Revolto. Superato l'Albergo Belvedere, una
cinquantina di metri
prima della colonia si prende a destra il sentiero (segnalato dal CAI col n°
279) per
Campostrìn e Terrazzo. Costeggiato il boschetto d'abeti sul retro della
colonia, si piega a
destra transitando davanti alla casupola dello Scatabàr e poi si continua in
salita a
tornantini ripidi. Dove il tracciato punta verso nord, si attraversa una
piccola gola
(Madonnina), si passa vicino ad un grande faggio e quindi si tocca l'ormai
fatiscente baito
delle Làite, a 1120 metri di quota. Qui il sentiero piega a destra per
superare il costone, in
parte roccioso, che fa da spartiacque tra la Val Fraselle (che cela a questa
quota la “grotta
del pastore1”) e quella di Revolto.
Si prosegue verso nord in direzione della Val di Revolto e, dopo una leggera
salita, si
sbuca sul pascolo dove sorgono i ruderi di malga Campostrìn, a 1254 metri
circa. Il nostro
sentiero lascia ora a sinistra la contrada e risale il dosso prativo
puntando a nord. Oltre un
boschetto di abeti rossi, prima. ed una faggeta poi, si entra nella piccola
ma antica foresta di
abeti bianchi del Taratzèike. alcuni dei quali di cospicue dimensioni. Al
termine della foresta
si raggiunge Malga Terrazzo a 1546 metri di quota (ore 2 circa).
Dal retro della malga si riprende a salire seguendo le indicazioni per
“Malga Fraselle'' e
"passo Zevola°. Dopo un centinaio di metri ci troviamo ad un bivio con due
indicazioni:
quella ad est segnala la direzione per "malga Fraselle e Giazza"; quella
rivolta a nord, cioè a
sinistra, la direzione per il "passo Zevola. Seguiamo questa seconda
possibilità e saliamo a
ripidi zig-zag il costone del Terrazzo addentrandoci fra i mughi, fino ad
immetterci nel
cosiddetto "sentiero alto del monte Terrazzo". Si transita poco sotto (a
sud, versante
Fraselle) la tormentata e franosa cresta del monte attraversando nella sua
parte più elevata
il gigantesco ghiaione "dello Scaìno". Improvvisamente il tracciato cala a
sinistra scendendo
con leggera pendenza tra mughi e dirigendosi poi alla volta del sentiero
che, risalendo da
malga Fraselle di Sopra, porta al passo Zevola, ampia sella erbosa fra il
monte Terrazzo ed
il monte Zevola. Qui conviene piegare leggermente a sinistra e raggiungere
in breve il passo
Zevola, a 1799 metri di quota (ore 1 circa da malga Terrazzo).
Dal passo Zevola si scende verso la Val Fraselle seguendo l'ampio sentiero
n° 202. Questa
comoda mulattiera contorna tutto il lato sinistro orografico della testata
della Val Fraselle
consentendo di raggiungere in pochi minuti malga Fraselle di Sopra, a 1630
metri). Ora si
lascia alle nostre spalle (nordest) il sentiero per il Passo Ristele ed il
rifugio Battisti,
nonché quello, segnalato col n° 202 per il passo della Scagìna che si dirige
verso sud.
Abbandoniamo malga Fraselle di sopra imboccando il sentiero 280 che percorre
tutto il
fondovalle del torrente Fra selle e che ci porta dopo poche decine di minuti
di cammino a
malga Fraselle di sotto (1476 metri).
Da malga Fraselle di sotto si prospettano due soluzioni per tornare a Giazza:
• prendere sulla sinistra idrografica della valle la strada forestale che
attraversa le
pendici settentrionali della Montagna Lobbia e che conduce in fondovalle
poco
1 Dopo una svolta, si vede uno scoglio roccioso bianco entro cui si spalanca
lo Schefàrkùval o grotta del pastore
(1123 metri), facilmente raggiungibile con una piccola deviazione sulla
destra. Pressoché invisibile dal basso pur
essendo molto ampia, questa grotta presenta sulle pareti, umide per il
continuo stillicidio, il capelvenere e la ruta
muraria. Su un fianco si apre un altra cavità, di forma conica che, nel suo
punto più basso presenta un foro che
costituisce l'accesso ad una cavità ipogea la cui esplorazione è riservata
agli speleologi esperti (ingresso sbarrato).
sopra Feceraut (906 metri). Quindi, raccordatici alla strada bianca di
fondovalle, si
torna a Giazza;
• lasciare a sinistra la strada forestale e scendere seguendo il sentiero
segnalato dal
CAI col n° 280 che segue pressoché costantemente il fondovalle e termina
sulla
citata stradina di fondovalle alla fine della quale si torna al parcheggio
presso
contrada Loke da cui avevamo iniziato l'escursione (ore 2 circa dal passo
Zevola in
entrambi i casi; complessivamente calcolare 5 ore abbondanti, soste
escluse).