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Andrea Maimeri

DOMENICA 5^ DI QUARESIMA - 25 marzo 2007

 

IL TEMPIO DI GERUSALEMME

LECTIO SUL VANGELO DELLA 5^ DOMENICA DI QUARESIMA


 

Preghiera

Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che ci hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fà che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Lettura – leggo per capire cosa dice il Signore

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11 )

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi.

2 Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio*

e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

3 Allora gli scribi e i farisei*

gli conducono una donna sorpresa in adulterio e,

postala nel mezzo,

4 gli dicono: «Maestro,* questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.

5 Ora Mosè, nella Legge,* ci ha comandato di lapidare donne come questa.

Tu che ne dici?».

6 Questo dicevano per metterlo alla prova

e per avere di che accusarlo.

Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

7 E siccome insistevano nell'interrogarlo,

alzò il capo e disse loro:

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».


 

Anziani” sono coloro che, per la loro prudenza e onestà, sono giudici


 

Al centro, accanto al male, c’è la misericordia

 

Donna”, come Maria (Gv 19,26)


 

GESÙ IL MISERICORDIOSO

La “condanna” di Gesù si chiama misericordia


 

8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno,

cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.

10 Alzatosi allora Gesù le disse:

«Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».

11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore».

E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno;

va' e d'ora in poi non peccare più».


 

*Tempio. Quando non è accompagnata da altre specificazioni, questa parola indica il tempio di Gerusalemme. Esso fu costruito dal re Salomone a metà del X secolo a.C. Fu distrutto nel 587 a.C. dal Babilonesi, I rimpatriati dall’esilio ricostruirono il tempio in forma probabilmente più modesta. Dopo varie vicende, Erode il Grande ne decise il rifacimento nel 20 a.C. I lavori terminarono solo nei 64 d.C., poco prima della distruzione per opera dei Romani, che avvenne nell’anno 70 d.C.

Il tempio di Salomone era un edificio rettangolare diviso in tre parti: l’atrio, la grande sala centrale o “santuario, e il luogo santissimo. All’esterno si trovava I’altare per i “sacrifici; nella sala centrale l’altare per l’incenso, le tavole per i pani e il candelabro. Nel luogo santissimo era conservata l’”arca dell’alleanza Sormontata dalle figure dei cherubini. In questo luogo entrava soltanto il “sommo sacerdote una volta all’anno nel “Giorno dei perdono (Ebrei 9,1-7).

Il tempio di Gerusalemme era considerato come il luogo nei quale Dio, «che né i cieli né l’universo possono contenere, ha scelto di manifestare la sua presenza» (1 Re 8,27). Per questo il tempio doveva essere l’unico santuario del popolo d’Israele.


 

*Maestro. Traduzione della parola “Rabbi”, il nome degli insegnanti della parola di Dio (Giovanni 3,2) e uno dei modi con cui, nel Nuovo Testamento, la gente chiama Gesù (Giovanni 1,38). Questo titolo richiama quello di “discepoli” dato a coloro che seguono Gesù. Esso non comporta nessuna posizione ufficiale: dice il fatto che uno è il capo di un gruppo, nel senso che le sue parole sono considerate autorevoli.


 

* Legge. Questo termine è la traduzione abituale, ma assai difettosa, della parola ebraica “Torah” che significa “insegnamento”. Torah è usato per indicare i primi cinque libri della Bibbia, chiamati anche “libri di Mosè”. A volte è pure usato in un senso più generale e indica tutto l’Antico Testamento (Matteo 5,18).


 

* Farisei. Formavano un gruppo religioso particolare all’interno della religione ebraica, composto soprattutto di laici. Essi erano i rappresentanti della pietà popolare e i maestri della Torah (legge). Insegnavano una profonda e amorosa ubbidienza all’insegnamento divino secondo antiche e sempre nuove interpretazioni della parola di Dio. Gesù però li accusa di annullare, a volte, la parola di Dio con le loro tradizioni (Marco 7,13), a volte, invece, dice di fare quello che insegnano senza imitare quello che fanno (Matteo 23,3).


 

* Scribi. Conoscevano la scrittura, erano diventati maestri della legge con il titolo di “rabbì”


 

Meditazione – cosa Dio dice a me


 


 

Preghiera – cosa io posso dire a Dio


 


 

Condivisione – comunico ai fratelli quello che il Signore mi ha fatto capire


 


 

Azione – cosa può cambiare per me


 

PRIMA LETTURA


 

Dal libro del profeta Isaia (43, 16-21)


 

Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti.

Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.


 


 


 


 

SECONDA LETTURA


 

Dalla lettera di San Paolo apostoli ai Filippesi (3, 8-14)


 


 

Fratelli, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.

E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.


 


 

PREGHIERA


 

Signore, quando te l’hanno condotta tu stavi insegnando

c’era gente attenta alla tua parola,

perchè tu non parli come i farisei.


 

Loro, scribi e farisei non c’erano.

Avevano altro da fare

che ascoltare un rabbì che veniva dalla Galilea.


 

Irrompono nel cerchio di persone

che stanno attorno a te, che ti ascolta.


 

Hanno preso una donna.

È una da condannare. Lo stabilisce anche la legge di Mosè.

Il suo peccato è così grande che merita la morte.


 

L’uomo che stava con lei, adultera, non aveva colpe.

Magari c’aveva provato chissà quante volte,

ma era un uomo.

Non doveva essere condannato.

Era un uomo.


 

Tu devi dare un parere da maestro.

Non importava la tua risposta.

Qualunque fosse stata,

anche tu saresti stato giudicato e condannato.


 

Erano gli uomini della giustizia,

o meglio, erano dei giustizieri.


 


 

Conoscevano la legge, la citavano a memoria,

avevano trovato come farti cadere

e come farla finita con uno come te

che li rimproverava

e li richiamava alla coerenza con la Parola di Dio.


 

Signore, noi stiamo dalla tua parte,

facciamo il tifo per te.

Siamo contenti che tu abbia vinto,

anche perchè ci fa pena questa donna.


 

E, se dobbiamo dirtela tutta,

anche perchè noi ci sentiamo un po’ adulteri”.


 

Sì, ci sentiamo anche noi bisognosi di sentirci dire:

Neanch’io ti condanno”.


 

Scusa, Signore, non ci siamo accorti

che oltre il peccato di adulterio,

abbiamo anche quello degli scribi e farisei:

cerchiamo spesso qualcuno che deve pagare

e vorremmo anche trovare un motivo

perchè tu non incida troppo nella nostra coscienza.


 


 

 

 

 

DOMENICA 3^ DI QUARESIMA   -  11 marzo 2007

 


           LECTIO SUL VANGELO DELLA 3^ DOMENICA DI QUARESIMA

 Preghiera

Padre santo e misericordioso, che mai abbandoni i tuoi figli e riveli ad essi il tuo nome, infrangi la durezza della mente e del cuore, perchè sappiamo cogliere con la semplicità dei fanciulli i tuoi insegnamenti, e portiamo frutti di vera e continua conversione. Per il nostro Signore Gesù Crsito...

 Lettura – leggo per capire cosa dice il Signore

 

 Dal Vangelo secondo Luca  (13,1-9)

 

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici.

2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

6 Disse anche questa parabola*: «Un tale aveva un fico* piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.

7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo.

Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?

8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime

9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».


Un fatto di cronaca che interpella il credente.

C’è una connessione misteriosa tra la sofferenza e il male che compie l’uomo.

Le conseguenze del male non cadono su che lo compie, ma sugli innocenti.

La conversione è l’alternativa alla morte

Il fico è il simbolo della legge e la vigna il simbolo del popolo d’Israele

Ancora una volta non è la “giustizia” a dominare, ma la misericordia

 

* Parabola. Breve racconto o paragone di cui Gesù si serviva per illustrare il suo insegnamento (Matteo 13) e presentano in modo più efficace. Gesù si adattava così al metodi di insegnamento dei rabbini del suo tempo.

* Fico. Il fico è l’albero domestico delle Terra Promessa. Per il suo frutto dolce, che inizia e chiude la stagione dei frutti senza passare attraverso i fiori, nella letteratura rabbinica simboleggia la legge.

* La vigna. È il popolo di Israele, luogo dove la gloria di Dio abita (cf. Is 5,1-7; Ger 2,21; Ez.6; 19,10-ss; Sal 80)

 

 

Meditazione – cosa Dio dice a me

Preghiera – cosa io posso dire a Dio

Condivisione – comunico ai fratelli quello che il Signore mi ha fatto capire

Azione – cosa può cambiare per me

 

 

PRIMA LETTURA

 

Dal libro dell’Esodo (3, 1-8. 13-15)

 

In quei giorni, Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.

Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”. E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo.

Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”.

Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi”.

Dio aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

 

SECONDA LETTURA

 

Dalla prima lettera di San Paolo apostoli ai Corinti (10, 1-6. 10-12)

 

Non voglio che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto.

Ora ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore.

Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

 

 

PREGHIERA

 

Ancora un anno per...

“Ancora per quest’anno”

Da quanto tempo ripeti per me,

per gli uomini del mio tempo e per tutta l’umanità

questa espressione di pazienza e di speranza.

 

Ci meravigliamo per il male che accade ogni giorno.

Abbiamo fretta di trovare il colpevole e di vendicarci.

Difficilmente, però, accettiamo di ammettere le nostre responsabilità.

La colpa è sempre degli altri o del destino.

 

Tu hai un suggerimento:

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.

Non è una minaccia, ma una preoccupazione.

Tu, infatti, rispetti la nostra libertà,

ma conosci le conseguenze delle nostre azioni.

Non accetti che noi, tuoi figli, possiamo fallire.

 

Ci dai tempo,

vuoi che non solo togliamo le radici del male,

ma che portiamo frutti buoni.

Perchè Tu sei il Dio dei nostri padri

che nei secoli manifesti la tua compassione:

«Ho osservato la miseria del mio popolo

e ho udito il suo grido;

conosco infatti le sue sofferenze. 

Sono sceso per liberarlo

e condurlo verso un paese bello e spazioso,

verso un paese dove scorre latte e miele»